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Sono passati due anni dalla precedente Giornata Regionale dei Giovani, uno dalla GMG di Rio e poco meno di un anno dalla visita del Santo Padre in Terra di Sardegna. La parola che sembra accomunare questi grandi eventi è sempre la stessa: condivisione.

Si, perché in fondo ciò che accomuna la miriade di persone accorse nella tratta Terralba-Arborea  (poi spiegheremo il perché di questa definizione) è proprio la volontà di condividere il vissuto, tutto personale, di ciascuno, portare quindi un segno della propria esperienza per dipingere il quadro bellissimo della Fede vissuta in Sardegna.

In quel di Terralba sono arrivati nel mattino giovani di tutte le età, dai Cresimandi ai giovanissimi (nel profondo), agli adulti over 50 che hanno garantito la riuscita di un evento sapientemente organizzato dal team della Pastorale Giovanile Regionale, il quale ha attinto le forze nei vari staff di Pastorale Giovanile diocesana. Si è parlato della tratta Terralba-Arborea perché la giornata è stata aperta con una lunga marcia di circa 10 km, sotto il sole cocente di mezzogiorno di tanto in tanto intervallato da graditissime gocce d’acqua primaverili.

La Via Lucis svolta durante il cammino ha preparato i giovani a vivere molteplici esperienze di Fede, condividendo le proprie già per strada attraverso numerosi segni che tanto hanno fatto riflettere i ragazzi sulla necessità di entrare in contatto e scambiare le proprie conoscenze e sensazioni: uno per tutti il “legarsi” fisicamente all’altro tramite la bandana che è stata consegnata all’accettazione con lo scopo di percorrere un po’ di strada vicini e farsi guidare dall’altro/a.

Dei piccoli segni per denotare la grande mancanza di ascolto e confronto nella società d’oggi, così veloce e poco interessata alla storia personale di ciascuno, al modo del tutto personalissimo di esprimere le emozioni e i sentimenti, che “escono allo scoperto” in modo collettivo solo nei momenti più tragici che spingono a stringerci l’un l’altro. Anche di questo infatti si è parlato: La location non è stata scelta a caso, perché ieri la Terralba colpita dal lutto e la disperazione dell’alluvione è divenuta la capitale del popolo giovane della Fede Sarda, che ancora una volta si stringe intorno ai propri fratelli e che vuole che si risollevino, in un moto d’orgoglio comune che tanto accomuna noi sardi.

Gli ampi spazi ben gestiti dal team che ha organizzato l’evento, con i patrocini dei comuni di Terralba e Arborea e la preziosa collaborazione delle pro loco, hanno riservato anche un piccolo cantuccio, di grande raccoglimento e dignità, per l’Adorazione Eucaristica, fulcro della nostra Fede: una piccola tenda frequentatissima dai giovani, che ancora una volta non perdono occasione per confrontarsi con l’immensità del Padre ed il suo Altissimo Mistero, sempre attuale.

La giornata si è conclusa con una grande celebrazione comunitaria bellissima, carica di significati e animata da un superbo coro che ha accompagnato le celebrazioni con grande coinvolgimento di tutti i giovani.

                                                                                                              I giovani di Domusnovas

Domenica 25 maggio presso Terralba si è svolta la Giornata Regionale dei Giovani, un momento di incontro con tutti i giovani della Sardegna. Il punto di ritrovo era nella piazza principale di Terralba, dove siamo stati accolti dalla città e dalle istituzioni. Terminata l’accoglienza ci siamo incamminati verso Arborea con un pellegrinaggio di circa 10 km durante il quale abbiamo pregato insieme con i testi preparati dalle suore clarisse del Buon Cammino di Iglesias. Lungo tutto  il percorso è stata trasportata la croce della GRG, che i giovani si sono impegnati a portare con una bella staffetta. La seconda tappa è stata ad Arborea nei locali fieristici, dove ci hanno accolto diverse associazioni di volontariato e dove sono stati messi a disposizione alcuni dolci e prodotti dell’azienda Arborea. Durante il pomeriggio abbiamo avuto modo di conoscere tanti giovani provenienti da varie parti della Sardegna. La giornata si è chiusa con la Santa Messa presieduta da alcuni vescovi sardi. La liturgia è stata semplice ma significativa e ha dato senso a tutta la giornata vissuta insieme. La Giornata seppur faticosa è stato un appuntamento che ha invitato tutti noi a essere protagonisti nella nostra vita, impegnandoci nelle relazioni quotidiane a mettere al centro Gesù Cristo. È certamente un esperienza che rifarei per le emozioni e i ricordi che mi ha lasciato.

 Angela Casula – Giovanissima AC parrocchia Santa Chiara

Nonostante ci siamo dovuti alzare presto, la giornata è andata benissimo, meglio di come immaginavamo. È stata una giornata piena di regali e grandi emozioni quella del 25 maggio.
Arrivati a Terralba ci siamo incontrati tutti nella piazza dei caduti del lavoro, dove abbiamo fatto una piccola colazione tutti insieme e abbiamo potuto ricevere un calorosissimo saluto e benvenuto dal vicesindaco.
Dopo di che abbiamo iniziato una lunga Via Lucis con diverse fermate e stazioni che ci hanno fatto capire che dobbiamo sforzarci per ottenere ogni cosa che vogliamo. La camminata di circa tre ore ci ha condotto al centro fieristico di Arborea. Qui abbiamo pranzato tutti insieme, fatto nuove conoscenze, e soprattutto abbiamo potuto assistere a diversi spettacoli proposti dai vari gruppi giovanili.
Verso le 18:30 abbiamo celebrato la messa. Una messa diversa dal solito, ma comunque molto appassionante.  Alla fine è stata una giornata bellissima, ci ha regalato tanto e fatto capire lo sforzo di Dio per noi tutti. E come ha detto il papa, abbiamo avuto il coraggio della vera felicità! Ringraziamo tutti, educatori, presidenti, animatori e tutti coloro che hanno organizzato questa giornata.

Gruppo Giovani\Giovanissimi - Diocesi di Iglesias

 

 

Ci siamo! Per favorire la partecipazione di tutti i giovani della Diocesi di Iglesias alla Giornata Regionale dei Giovani, il Servizio alla Pastorale Giovanile sta organizzando dei pullman in modo da vivere INSIEME una bellissima giornata di Fede e di festa!!!

Contattateci subito!!!

Il Servizio Regionale di Pastorale Giovanile ha proposto per il secondo anno consecutivo un convegno dedicato al tema dell’educazione dal titolo “Cura Educativa: cercasi alleanze verso la missione”, rivolto a tutti coloro che dedicano parte della loro vita ai giovani. Ci ha ospitato la diocesi di Alghero-Bosa nel centro “P.G.Frassati” in località Montagnese, dove quasi 140 convegnisti, per la maggior parte giovani-adulti, si sono messi a disposizione al fine di riscoprire la missionarietà della Chiesa.

Il relatore don Mimmo Beneventi, sacerdote della Basilicata per diversi anni assistente del servizio nazionale di Pastorale Giovanile, ha sottolineato nei suoi interventi l’importanza della comunicazione digitale nell’impegno educativo delle nuove generazioni. Si è partiti con il cercare di capire, attraverso degli spunti di riflessione proposti da prof. Mario Pollo, il quale impossibilitato a essere presente ha mandato comunque lo schema delle sue relazioni, quali maturazioni umane specifiche dovesse raggiungere l’adulto che ha ricevuto una delega educativa dalla società. L’adulto-educatore deve essere capace di capire quando si supera il confine che separa l’essere giovane dall’essere adulto, deve capire che da questo momento diventa il padre-educatore che accompagna i giovani a lui affidati, verso la maturazione, lasciandoli la libertà di esprimersi e di diventare a loro volta adulti. L’adulto-educatore deve essere il testimone, cioè consegnare la sua vita ai giovani diventando per loro esempio. Deve avere, lui per primo, un progetto educativo, un filo rosso che lo aiuti e lo accompagni verso un obiettiv,o per non rischiare di cadere nel vuoto assieme ai “suoi” giovani.

La sfida che ci ha proposto don Mimmo Beneventi riguardava il giovane e la cultura digitale. Don Mimmo ha sottolineato che la comunicazione digitale è il prolungamento del proprio io; non bisogna dunque scardinare i giovani da questo “nuovo mondo” ma, al contrario, entrarci per usarlo a proprio favore. I giovani, chiamati anche “nativi digitali”, hanno trovato in questo mondo la loro più importante forma di comunicazione e di creatività, diventando veri e propri esperti, mostrando un’abilità e una competenza di esposizione che non trovavano fuori dal digitale.

Durante il pomeriggio i convegnisti si sono spostati nelle strette e suggestive strade del centro storico di Alghero fino alla cattedrale dedicata a Santa Maria per un momento di celebrazione della Parola, presieduta dal vescovo di Alghero-Bosa, mons. Mauro Maria Morfino. Il vescovo si è soffermato sull’importanza delle alleanze per l’educazione di cui si ha già testimonianza nelle Sacre Scritture: l’alleanza tra Pietro e Giovanni, ad esempio, dice mons. Morfino, non si è basata sulla supremazia di Pietro (che aveva ricevuto direttamente da Gesù il primato: “E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa” Mt 16, 18-19) su Giovanni, ma si è basata sulla corresponsabilità, dove il primo capisce che senza il secondo non avrebbe potuto portare avanti il progetto che Dio gli aveva affidato.

Il secondo giorno del convegno è stato caratterizzato dai lavori di laboratorio. I gruppi di lavoro dovevano analizzare e successivamente portare in plenaria ciò che si era discusso. Quattro i temi consegnati da don Mimmo per dibattere nei vari gruppi: le sfide della pluralità culturale, la corresponsabilità dei giovani, l’importanza delle tradizioni popolari per i giovani e l’agire missionario.

Noi della diocesi di Iglesias abbiamo formato un gruppo di lavoro con dei giovani educatori del movimento dei Focolari, provenienti da Sanluri e dalla Parrocchia Madonna della Strada di Cagliari. Abbiamo inteso come pluralità culturale tutti quei giovani che non vivono la realtà della chiesa, quei giovani-coetanei che sono lontani. Ci siamo posti come sfida, come missione, quella di raggiungere questi giovani e, per raggiungerli abbiamo sottolineato la necessità di offrire progetti che possano attirarli. Questi progetti dovrebbero essere innovativi, rivoluzionari e uscire fuori dai soliti schemi, in modo da presentare una chiesa giovane e non “bigotta”, una chiesa che affascina, fatta di testimonianze che presentino il cristiano non più come persona triste ma come persona felice. Ci siamo interrogati su come poter approcciare questi giovani e nella discussione è nato il problema che molto spesso manca la comunicazione; ma questa manca anche all’interno della stessa comunità cristiana che presenta pluralità generazionali diverse che non interloquiscono tra loro. Siamo allora arrivati alla conclusione che bisogna prima di tutto instaurare una nuova rete comunicativa interna alla comunità cristiana.

Abbiamo poi posto sul tavolo della discussione i nostri diversi modi di educare i giovani. È stato riscontrato un problema che don Mimmo aveva posto: il più delle volte noi stessi non  rendiamo partecipi i giovani dei nostri progetti, ma facciamo “subire” loro quanto proponiamo senza se e senza ma; manca cioè la corresponsabilità. Il giovane, quindi, non si sente preso in considerazione, non viene educato alle responsabilità e non viene aiutato a superare quel confine che da giovane lo porta a diventare un adulto-educatore.

Durante il confronto con gli altri gruppi di lavoro si è notato che i punti importanti per tutti sono proprio la formazione, degli educatori in primis, la comunicazione, spesso assente del tutto, e la progettualità.

Nel pomeriggio, con la messa presieduta da mons. Morfino presso la parrocchia San Giovanni Bosco, durante la quale si è svolto anche il rito di ammissione agli ordini sacri di Giuseppe Caciotto, giovane della diocesi di Alghero-Bosa, si è concluso il convegno. Il prossimo appuntamento per la Pastorale Giovanile è fissato per il 25 maggio a Terralba e Arborea dove si svolgerà la Giornata Regionale dei Giovani.

 

 

M.M.I.M.M.

 Ai Parroci

Ai rappresentanti delle aggregazioni religiose e laicali giovanili presenti in Diocesi

A tutti coloro che svolgono nei modi più diversi la loro azione pastorale nel mondo giovanile

 

 

 

 

 

 

 

Iglesias, 25 Marzo 2014

 

Giunti a metà dell’anno pastorale, l’équipe di pastorale giovanile, unitamente al nostro Vescovo S. E. Mons. Giovanni Paolo Zedda, desidera incontrare la Consulta diocesana di pastorale giovanile.
La Consulta è un’espressione alta del carattere diocesano della pastorale; solo nella dimensione diocesana, nella chiesa particolare raccolta intorno al Vescovo, sussiste la chiesa, cioè la pienezza della vita di Gesù Risorto.

Con questo spirito il Servizio Diocesano per la pastorale giovanile rivolge l’invito a partecipare alla prossima riunione della Consulta che si terrà mercoledì 9 Aprile 2014 dalle ore 18.30 alle ore 20.00 presso il Seminario Vescovile ad Iglesias.

I punti all’ordine del giorno saranno:

  • Verifica delle finalità e dei metodi di azione nella pastorale giovanile diocesana, come sono e come vorremmo che fossero;
  • Itinerario di formazione per operatori di pastorale giovanile. Utopia o possibilità?
  • Proposte per rafforzare i rapporti di collaborazione tra le diverse realtà presenti all’interno della consulta diocesana.

 

Cordiali saluti.

L’equipe della Pastorale Giovanile diocesana

 

 

L’incontro di quaresima tra i giovani della diocesi e il Vescovo, mons. Giovanni Paolo Zedda, è iniziato nel Centro Giovanile Santa Barbara dove abbiamo ricevuto il saluto iniziale di Don Giorgio Fois, direttore dell’ufficio di PG, e ci è stato spiegato come la PG diocesana aveva strutturato quest’incontro. Una via crucis di quattro stazioni: la condanna, la caduta, la morte e la Resurrezione di Gesù; da vivere e meditare in quattro chiese del centro storico di Iglesias. Dal centro giovanile ci siamo spostati verso la prima chiesa, quella di San Michele, per sentire la prima stazione, la condanna di Gesù.

La meditazione ci ha richiamato al nostro comportamento verso gli altri. Tutte le volte che allontaniamo e non ascoltiamo chi ci sta vicino solo perché non pensa o non agisce come noi vorremo, tutte le volte che giudichiamo il prossimo, tutte le volte che giudichiamo l’operato di Dio, stiamo nuovamente condannando Gesù. Abbiamo chiesto a Dio di aiutarci a non giudicare e a non apporre etichette sgradevoli al collo dei nostri fratelli, e di aiutarci a guardare di più verso noi stessi prima di criticare gli altri.

Ci è stata affidata la croce dei giovani che abbiamo portato in spalla fino al Santuario della Madonna delle Grazie dove abbiamo vissuto la seconda stazione, la caduta. La mancanza di Carità e di gesti d’amore sono la nostra caduta. La carità, infatti, è ciò che da sapore alla vita e che abbatte il muro dell’egoismo perché ci fa incontrare gli altri. Carità significa: solidarietà, altruismo, accoglienza. Abbiamo chiesto aiuto a Dio affinché ci trasformi in strumenti del suo amore verso i fratelli.

In silenzio ci siamo incamminati verso la chiesa delle Anime per ascoltare la terza stazione, la morte. Come cristiani siamo chiamati a morire un po’ per dare spazio agli altri. Le nostre idee e le nostre sicurezze non sempre sono le migliori e allora è importante capirlo e, con umiltà, fare un passo indietro accogliendo gli altri. Abbiamo chiesto aiuto a Dio affinché ci renda capaci di saper donare un po’ della nostra vita ai fratelli più bisognosi.

L’ultima stazione, la resurrezione,  l’abbiamo vissuta nella chiesa cattedrale di Santa Chiara, accolti solo dalla luce del cero pasquale. Gesù risorto è la luce che ci indica la via giusta, è il vento che soffia sulle vele della nostra vita spingendoci sulla rotta del Vangelo. Siamo stati invitati a non aver paura di presentare Gesù come luce del mondo. Abbiamo chiesto a Dio di illuminarci il cammino terreno e guidare i nostri passi verso l’incontro con Lui che è Via, Verità e Vita.

Il vescovo ci ha poi indicato come il tempo di quaresima ci dia la possibilità di camminare dietro Gesù. Che non possiamo considerarci cristiani solo per fare bella figura nelle processioni o perché ogni tanto facciamo dell’elemosina, e poi vivere il resto della nostra vita schiavi di cose inutile. Come il papa, anche mons. Zedda, ci invita a guardare Gesù come colui che da ricco si è svuotato di tutto se stesso per noi affinché diventassimo ricchi per mezzo della Sua povertà. Dove sta la vera ricchezza, la vera gioia? Gesù è la strada. A noi spetta il compito di cercare di capirlo e dargli una risposta. Dice ancora “Non basta ricevere i sacramenti. È troppo poco soprattutto se non ci danno un modo nuovo di vivere, è troppo poco far parte di un gruppo o di un associazione o fare tante belle cose e dopo non riuscire ad essere persone che seguono Gesù”.

“Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli” è il tema che papa Francesco ha dato alla giornata mondiale dei giovani di quest’anno. Potremo dire, “Ma come! Stiamo protestando perché siamo poveri e ci mancano cose essenziali e la chiesa viene a dirci Beati i poveri?”. Nel messaggio della quaresima, papa Francesco spiega la differenza tra povertà e miseria e che Gesù ci invita non ad essere miseri ma ad essere poveri, a capire che di fronte alle cose del mondo e ai problemi della vita, noi saremo beati se sapremo accogliere anche le difficoltà fidandoci di Dio e chiedendo aiuto a Lui, imparando ad amare come Lui ci ha amati. Ecco il percorso che ci viene proposto dal Vescovo. Non fermarci alle cose più immediate, cercare di avere un ideale più altro, fare della vostra vita qualcosa di prezioso. Dice ancora mons. Zedda “Se volete davvero essere felici e beati prendete questa strada. Imparare ad essere poveri come Gesù significa imparare a fare pulizia delle cose che non sono importanti, cercare le cose che valgono, le cose essenziali. Non diventare schiavi delle cose che poi si rivelano superflue. Gesù ci invita a vivere la vita amando i fratelli, con giustizia e verità verso tutti, rinunciare ad avere tutto quello che vogliamo anche a forza di ingiustizie può sembrarci una perdita di tempo, la cultura del mondo, infatti, ci dice che tanto più avrai più sarai beato, Gesù ci dice invece sarai beato se sarai povero e se saprai davvero essere figlio di Dio, se cercherai di capire cosa Lui vuole da te e se gli chiederai aiuto per riuscire a diventare un suo strumento di amore e di pace per i fratelli. Questa è la proposta della via crucis, Gesù lascia tutto, viene spogliato di tutto, ha accetto il tradimento e la condanna a morte, con fatica e sofferenza chiedendo addirittura al Padre, nell’orto degli ulivi, di liberarlo da questo, ma da persona povera aggiunse sia fatta la Tua volontà”. Mons. Zedda ci invita a concretizzare la proposta della via crucis nella vita di tutti i giorni. Seguire Gesù sulla via della croce per arrivare alla resurrezione e non scindere le due cose perché la Sua Pasqua è Pasqua di morte e di resurrezione, “Non ci ha garantito che se crediamo in Lui non ci saranno difficoltà, ci sarà la croce anche per noi. Ci ha garantito però che se viviamo anche la croce con un atteggiamento d’amore come ha fatto Lui e fidandoci di Dio, arriveremo alla resurrezione. Questa è la proposta. A noi spetta, liberamente, dargli una risposta tutti i giorni e dargliela consapevoli di cosa significhi impegnarsi a vivere così.”

Il prossimo appuntamento per noi giovani della diocesi di Iglesias è il 25 Maggio, dove vivremo, assieme a tutti i giovani della Sardegna, la Giornata Regionale dei Giovani che si terrà nei comuni di Terralba e di Arborea.

Matteo Murru

L’appuntamento era fissato per le 18:30, presso il centro giovanile Santa Barbara. Un raccolto numero di giovani di Iglesias e Domusnovas ha risposto all’invito, cogliendo l’opportunità per aiutare le persone in difficoltà del nostro territorio, attraverso l’offerta di viveri di prima necessità.

Dal momento che come cristiani dovremo vivere la Quaresima come un percorso di rinnovamento composto da più tappe, i giovani, simboleggiando dell’itinerario della croce che Gesù ha percorso ,sono partiti dal centro giovanile procedendo in processione silenziosa, avendo come destinazioni quattro tappe : la chiesa di San Michele Arcangelo, il Santuario della Madonna delle Grazie, la chiesa delle Anime Purganti, la chiesa Cattedrale .

Ogni fermata è stata accompagnata dalla lettura di un passo delle Sacre Scritture seguita da una breve riflessione ed un canto. L’ultima tappa, nella chiesa Cattedrale, si è conclusa con l’esortazione chiara e dolce del nostro Vescovo, nella quale ci ha ricordato che il tempo di Quaresima ci da la possibilità di capire che esser cristiani significa camminare dietro Gesù, questo vuol dire che è inutile definirsi cristiani se non si fa questo sforzo, se crediamo che esser cristiano significhi far bella figura in una processione, ogni tanto fare un’elemosina e poi vivere di tante cose inutili. Inoltre, ricordando il tema della prossima GMG, proposto dal Papa , “Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli” ,il Vescovo ha invitato i giovani a comprendere che di fronte alle cose del mondo, noi saremo beati se riusciremo ad accogliere le difficoltà fidandoci di Dio, chiedendo aiuto a lui e facendo  l’unica cosa che lui ha chiesto: imparare ad amare, come ci ha amati lui.

Facendo tesoro dell’eredità che Gesù ci lascia con la Via Crucis, nella quale accetta la condanna e la morte con fatica e dolore come gesto di amore per l’umanità, l’invito che ci viene rivolto è  quello di “vivere per i propri fratelli”, facendo della propria vita uno strumento di pace, contrastando la miseria, ma accogliendo la povertà di spirito come strada per realizzare l’incontro con Gesù.

I. F.

La splendida città di Genova ha fatto da scenario al XIII convegno nazionale di Pastorale Giovanile con un titolo particolarmente attrattivo: “Tra il porto e l’orizzonte. Le direzioni della cura educativa nella comunità cristiana”. I relatori hanno condotto i partecipanti dentro attente analisi del mondo giovanile, delle sue esigenze e delle sue urgenze, ponendo particolare attenzione alle possibilità educative che suscita la presenza dei giovani nella società odierna. Mons. Franco Giulio Brambilla, il sondaggista Nando Pagnoncelli, i docenti Pierpaolo Triani e don Rossano Sala, e don Domenico Ricca, cappellano del carcere minorile di Torino, si sono alternati sul palco dei Magazzini del Cotone, approfondendo vari aspetti del tema scelto, fino ad arrivare in chiusura del convegno alle parole pronunciate in videocollegamento del direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale Giovanile don Michele Falabretti. Di particolare impatto le testimonianze di Costanza Miriano, brillante giornalista e mamma di quattro figli, e di suor Carolina Iavazzo, che si è soffermata sulla figura straordinaria di don Pino Puglisi.

La visita alla sezione Memoria e migrazioni del Museo del Mare, con accurate ricostruzioni ambientali e oltre quaranta postazioni multimediali, molte delle quali interattive, ha poi impegnato uno dei pomeriggi del convegno, sviluppando l’idea che noi della pastorale giovanile non possiamo non dirci in qualche modo dei migranti. La ricostruzione storica e scenografica del movimento di centinaia di migranti, che andando verso l’ignoto si imbarcavano in cerca di fortune al di là dell’oceano, è stata così avvicinata all’azione degli operatori di pastorale giovanile, chiamati allo stesso modo a lasciare le proprie comodità e sicurezze per lanciarsi nell’avventura educativa, e così accompagnare i giovani nel viaggio verso l’orizzonte che possa riempire di significato la vita. La veglia di preghiera della prima sera del convegno è stata presieduta in Cattedrale dal card. Angelo Bagnasco, arcivescovo della città ligure. Un divertente monologo al Teatro Politeama di Paolo Cevoli, noto comico di Zelig, ha invece animato l’ultima serata: a tratti irriverente, ma sempre in sintonia con la maggior parte del pubblico presente che ha riso di gusto alle sue battute, Cevoli ha impersonato il ruolo di cuoco dell’Ultima Cena, raccontando con accenti assai vivaci il suo passato tumultuoso e la sua conversione, letteralmente segnata dallo sguardo di Gesù.

Oltre la diocesi di Iglesias erano presenti con i propri incaricati o delegati anche le diocesi di Cagliari, Ales-Terralba e Alghero-Bosa. Il convegno è stato perciò anche per noi occasione di incontro, di comunione e di presa di coscienza che la nostra isola, che con l’elemento del mare con i vari porti ha un rapporto a doppio filo, ha sempre più bisogno di persone che insieme mettano le loro forze nella cura educativa per tentare di ridare una speranza cristiana alle nuove generazioni. Così come il faro, luogo sospeso tra il porto è l’orizzonte, che non rischia di essere scambiato per la meta, ma è lì per illuminare la direzione verso cui andare, l’educatore ha lo stesso compito di segno profetico del punto d’approdo del nostro viaggio.

Video, documenti e interventi del convegno a QUESTO indirizzo.

Servizio per la Pastorale Giovanile

Trecentosessantacinque ragazzi, più di venticinque parrocchie presenti. Questi sono i numeri della Giornata dei Cresimandi della Diocesi di Iglesias, vissuta domenica 26 gennaio insieme a numerosi catechisti, genitori e sacerdoti, tutti radunati nella Scuola Allievi Carabinieri “Caserma Trieste” di Iglesias. Grazie alla disponibilità dell’Arma e del loro cappellano don Giancarlo abbiamo potuto usufruire degli spazi della mensa e della spaziosa palestra, potendo svolgere nel migliore dei modi le attività previste. Dopo il pranzo consumato al sacco, un po’ di musica e canzoni hanno intrattenuto i presenti in attesa dell’arrivo di tutti. Si è poi proseguito il programma con un grande gioco dell’oca, vissuto con grande partecipazione da parte dei vari gruppi e animato dall’équipe di Pastorale Giovanile. La liturgia della Parola presieduta dal nostro Vescovo, accompagnata da un video-fumetto sulla missione che i neocresimati saranno chiamati a svolgere, ha chiuso nel migliore dei modi il pomeriggio di festa.

Lasciamo però spazio alle testimonianze di tre gruppi di ragazzi che hanno scritto a caldo le loro impressioni. La loro voce meglio di tutto può raccontare il clima della giornata e i contenuti che l’hanno contraddistinta.

Per noi è stata una giornata trascorsa all’insegna della giovialità cominciata con l’accoglienza dei carabinieri che ci hanno dimostrato rispetto con il saluto militare, e rendendosi disponibili nei nostri confronti per tutto il tempo del nostro arrivo.

Siamo poi stati insieme per il momento del pranzo, condividendo con i nostri genitori e i catechisti, panini , patatine e tanto buonumore.

È stato bello, poi, all’ora dell’intrattenimento, trovarsi insieme e in competizione nel gioco, insieme ai gruppi delle altre parrocchie, in un crescendo di divertimento.

Ci ha colpito il filmato/preghiera realizzato dall’Equipe PG, introduttivo all’ascolto del Vangelo: così come era organizzato, nell’opposizione “IO, tu…IO,tu….” (dove IO era la voce di Dio e il TU era rivolto a ciascuno di noi), ci ha ricordato come Gesù può essere testimoniato in piccoli gesti di carità nelle cose di tutti i giorni.

Anche la catechesi del vescovo ci è piaciuta perché ha evidenziato che il Signore non fa le cose a caso, ma ci chiama ad essere testimoni di Dio nella nostra vita: noi accettiamo questo chiedendo alla Chiesa il sacramento della Cresima.

È stata una bella giornata e soprattutto un’esperienza che ci ha ravvivato e riscaldato gli animi.

                                                                                                                             I cresimandi della parrocchia di S. Narciso – Serbariu

Siamo il gruppo cresimandi della Parrocchia Sant’Andrea Apostolo di Gonnesa e vogliamo esprimere il nostro grazie per la piacevole giornata vissuta domenica 26 gennaio insieme agli altri cresimandi della Diocesi.

Il nostro primo ringraziamento va al nostro Vescovo Giovanni Paolo, che ogni anno ci dedica un po’ del suo tempo, arricchendoci spiritualmente in un contesto gioioso e simpatico. È stato un incontro che ha segnato piacevolmente il nostro cammino di cresimandi.

Grazie anche al servizio della Pastorale Giovanile di Iglesias per il buon lavoro svolto, sempre presente e attento in ogni momento della giornata.

Abbiamo apprezzato ogni singolo gioco, partecipando con interesse sorprendente.

Infine, il nostro grazie va ai giovani allievi della scuola carabinieri per la squisita accoglienza e ospitalità.

È stato un pomeriggio di apertura agli altri, occasione di incontro con altre realtà e anche una bella esperienza di comunione, dove ognuno di noi ha potuto esprimere liberamente la propria vivacità e partecipazione.

                                               Saluti cordiali dal gruppo cresimandi, catechisti e dalla nostra parrocchia.

Il 26 Gennaio, insieme a tutti i cresimandi del Sulcis-Iglesiente, ci siamo ritrovati presso la caserma Trieste di Iglesias per vivere una giornata interamente dedicata a noi.

L’abbiamo vissuta giocando e divertendoci con gli altri ragazzi, imparando a conoscerli e confrontandoci con loro sulla strada che stiamo percorrendo. È stato emozionante sentire il discorso del Vescovo che ci ha incoraggiati e dato forza per non considerare la nostra cresima come un traguardo, ma come l’inizio di un altro percorso, riuscendo ad essere testimoni di Dio senza paura.

È stata una bella giornata e siamo tornati a casa con lo zaino pieno di emozioni che ci accompagneranno sempre.

 

Gruppo cresimandi S. Paolo Iglesias